di PAOLO L. BERNARDINI
Il caso, ed una serie di circostanze singolari, mi hanno portato da Youngstown, Ohio, attraverso l’Indiana, a Chicago in un giorno di fine d’estate. Era il 2018. Ho avuto modo di fermarmi abbastanza per apprezzare, ancora una volta, l’immensa contraddizione degli USA, paese della libertà che certe volte mi pare abitato da 330 milioni di schiavi – non sempre una relativa libertà economica dà libertà allo spirito, e libertà dello spirito, e questo è bene saperlo – dove regna, soprattutto nella classe media, un conformismo allarmante, dallo stile di vita al modo di vestirsi e perfino scegliere l’auto, e la scuola per i figli, dal modo di arredare la casa a quello di disegnare il giardino.
Dunque, seduto in attesa del mio volo al terminal 5 dell’O’Hare, uno dei maggiori aeroporti del mondo - e ove atterrai per la prima volta negli USA un giorno gelido di febbraio del 1992, novello Colombo dalla mia Genova allora ancor viva - rifletto s
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