di GILBERTO ONETO
Se ne sentiva la mancanza. La Repubblica ha proclamato una nuova festa, il 17 marzo, “giornata dell’anniversario dell’unità d’Italia”. Non sarà una festa vera e propria, ma una mezza festa, un quarto di festa: si dovrà lavorare (anche gli statali?) ma si organizzeranno celebrazioni, soprattutto nelle scuole , con “dibattiti, convegni scientifici, ma anche occasioni ricreative finalizzate a coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini”. Finirà con un po’ di discorsi, qualche banda di scolaretti che cantano l’Inno e “o Presidente” che se ne va a tenere una concione a qualche decina di burocratoni in doppiopetto, con salatini, carabinieri, cotillons e rinfresco, tutto a carico dei contribuenti. Viva l’Italia!
Dalla Rivoluzione francese in poi, tutti i paesi si sono inventati feste e ricorrenze civili e patriottiche. L’Italia unita però batte ogni record di prolificità.
La prima è la “Festa dello Statuto e dell’Unit
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