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Dell’insurrezione di Milano: il nostro vessillo è in Venezia

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di CARLO CATTANEO* Molti sono in Italia propensi ancora a comperare a prezzo della libertà e della unità li aiuti dell'esercito regio; sono uomini lenti alla speranza, pronti al dubio e ai timore; non confidano nella guerra di popolo; bench'egli avesse pur vinto i vincitori del re! Pensano, ancora oggidì, che il Piemonte potrebbe fare anche senza l'Italia; ma non l'Italia senza il Piemonte. Io tengo per fermo che il Piemonte abbia mostrato abbastanza di voler fare da sè e per sè. Tengo per fermo che il Piemonte anela omai solo ad aver Piacenza, o anche Parma, facendo pagare in denaro ai popoli il risarcimento dei Borboni; insomma, come al suo solito, aspira solo a uscire dal naufragio d'Italia con una scheggia in mano. Tengo per fermo, che, un altra volta parimenti, non dichiarerà la guerra se non alla sesta giornata. Finché non vinceremo, ci lascierà un'altra volta pericolare, come nei cinque giorni di Milano; ci lascierà perire, come in Vicenza, in Chiavenna, in Valle
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