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Reddito universale, gli studi demenziali di chi lo sostiene

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di MATTEO CORSINI Capita con una certa frequenza di leggere articoli in cui viene perorata la causa dell'istituzione di un reddito di base universale, ossia una sorta di reddito di cittadinanza che dovrebbe essere erogato a tutti quanti, a prescindere dal reddito di partenza. Per i poveri, costituirebbe una integrazione; per i non poveri, sostituirebbe le deduzioni e detrazioni dall'imponibile. In sostanza, continuerebbero a esserci consumatori netti e pagatori netti di tasse. Il punto è che spesso i fautori di questi programmi si soffermano sull'aspetto monetario, un po' come se fossero la versione solidaristica dei sostenitori della MMT. Ma, in ultima analisi, a essere (re)distribuite dovrebbero essere risorse reali. A supporto sono citati studi accademici che dimostrerebbero, pensate un po', che su "500 famiglie di reddito medio-basso", una selezione casuale di 200 a cui inviare "un pagamento cash di 500 dollari per 24 mesi" avrebbero visto "una percentuale statisticamente s
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