di MATTEO CORSINI
Come è noto, in Cina il partito comunista controlla (o almeno ha l'obiettivo di controllare) sostanzialmente tutto ciò che fanno cittadini e imprese. Oltre a cercare di reperire più informazioni possibili su ciò che accade negli altri Paesi (attività svolta più o meno intensamente da tutti gli Stati).
Gli sviluppi tecnologici sono quindi funzionali (più che altrove) a rinsaldare il controllo "sociale". Di qui le crescenti preoccupazioni, soprattutto in Occidente, circa i dati su milioni di cittadini che, tramite social network cinesi, possono venire in possesso del PCC. Preoccupazioni che stanno sfociando in messe al bando o provvedimenti comunque restrittivi nei confronti, per esempio, di TikTok, che negli Stati Uniti si vorrebbe costringere a scegliere tra la messa al bando o la cessione a soggetti statunitensi. Non che i singoli cittadini in Occidente siano del tutto al riparo dalle "intrusioni" dei propri governi, peraltro.
Il tutto ha provocato, ovv
Prima il caso Huawei, hanno tentato di strangolarlo, ma continua ad essere usatissimo ed ha creato la sua AppGallery dedicata.
Ora TikTok… insomma si accusa la Cina di fare solo ciò che i vari Big Data Usa devono poter fare.
Uncle Sam rosica e teme di perdere il primato di spione.