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Riletture: “Tutto quello che vi piace e avete lo dovete al capitalismo”.

Da leggere

di REDAZIONE Sono sicuro vi sia già capitata questa esperienza o qualcosa di simile. Siete seduti a pranzo in un buon ristorante, magari un albergo. I camerieri vanno e vengono. Il cibo è fantastico. La conversazione procede bene su tutti gli argomenti. Parlate del tempo, di musica, cinema, salute, cose futili sui giornali, bambini e così via. Ma poi la conversazione si sposta sull’economia e le cose cambiano. Voi non siete il tipo aggressivo, per cui non partite in quarta a proclamare i meriti del libero mercato. Aspettate e lasciate che parlino gli altri. I loro pregiudizi sul commercio si manifestano subito nella ripetizione delle più recenti calunnie dei media contro il mercato: ad esempio quella secondo cui i gestori delle pompe di benzina stiano causando inflazione, alzando i prezzi per riempire le loro tasche a nostre spese, oppure la storia per cui Wal-Mart rappresenti, naturalmente, la peggior cosa che possa mai capitare a una comunità. Cominciate ad offrire un c
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6 COMMENTS

  1. Spett.Redazione,
    sono un visitatore casuale, ed ho letto con molto interesse questo articolo.
    Assumo, visto che è pubblicato come contributo dalla redazione, che le idee in esso riportate corrispondano a quelle della maggior parte degli autori ed editori del vostro giornale.
    In linea di massima, ritengo anche io che il il socialismo sia uno dei mali del mondo, ma mi stupisce ogni volta, la sua contrapposizione al capitalismo, inteso come “meccanismo” salvifico e più efficiente.
    A mio avviso il problema non deve essere analizzato nella dialettica tra socialismo e capitalismo, quanto tra moralità ed immoralità, e, per essere più precisi, tra chi rispetta i 10 comandamenti e chi no. È l’osservanza degli imperativi morali giudaico-cristiani (ad esempio l’onestà, la ricerca della verità, il rispetto della vita altrui) che fa la differenza, non il meccanismo sociale che viene adoperato per perseguire l’allocazione delle risorse.
    Tanto è vero che basta guardare all’industria farmaceutica, capitalista all’eccesso, che persegue una logica di massimizzazione dei profitti, disinteressandosi largamente del benessere dei suoi clienti/consumatori. E questi ultimi, privi di leve sufficienti a contrastare tale predominio, sono costretti a subire decisioni nocive per la propria salute oltre che per le proprie tasche, subendo contemporaneamente i danni causati dal capitalismo e quelli causati dal socialismo (basta osservare gli acquisti scriteriati di farmaci imposti dai pianificatori statali).

    In conclusione, a mio avviso, è necessario che gli uomini tornino ad essere buoni. Solo in questo modo socialismo e capitalismo saranno realmente visibili per quello che sono: strumenti per l’allocazione delle risorse, da utilizzare alla luce dell’intelligenza del soggeto che vi fa ricorso.

    Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione in materia.
    Cordiali saluti,

    • Caro Luca, comprendiamo perfettamente il suo commento, ma si denota in lei la mancanza di conoscenza su cosa, ad esempio, sia il capitalismo. Ma che c’entrano col capitalismo le industrie farmaceutiche? Quello è il cosiddetto CAPITALISMO DI RELAZIONE, ovvero antitesi del capitalismo e della libera scelta. Infatti, per operare come hanno operato, le industrie farmaceutiche hanno avuto BISOGNO DI LEGGI AD HOC da parte dei governi per imporre l’inoculazione, viceversa sarebbe stata una libera scelta. In sintesi, spettabile Luca, il mio consiglio è quello di approfondire le tematiche di cui si parla su questa rivista quotidiana. Senza pregiudizi, facendo uno sforzo intellettuale per andare oltre la banalità dei concetti di cui sente parlare. Con cordialità
      Leonardo Facco

      • Gent.Leonardo,
        la ringrazio per la celerità nella risposta e per la sua cortesia.
        Se vuol essere così gentile da segnalarmi una bibliografia che, a suo avviso, possa essermi di aiuto, la prenderò volentieri in considerazione.
        Ciò premesso, penso che lei non abbia colto appieno il senso della mia domanda.
        Il problema che le ponevo, in fondo è questo: lei è sicuro che un meccanismo, per buono che sia, possa essere in grado di evitare che l’uomo, che è un essere libero e quindi (tra le altre cose) libero di agire all’esterno delle regole, non riesca ad aggirarlo?

        Io le ho citato le aziende farmaceutiche come esempio di aziende, nate in un contesto di libero mercato e di concorrenza, ma che nel tempo, grazie ad azioni illecite, o comunque non rispettose della filosofia capitalistica, hanno aggirato tali regole e trovato il modo di infrangere l’ipotetico equilibrio che doveva essere garantito dal “meccanismo” capitalista, facendolo degenerare a proprio vantaggio.
        Questo nulla toglie alla “efficienza” teorica del capitalismo, ma, nella pratica, ne inficia, e di molto, la validità.

        Se volessimo ragionare di meccanismi astratti, con lo stesso criterio, un sostenitore del socialismo potrebbe dirle che, se a gestire il sistema ci fosse un essere geniale, perfetto ed intelligentissimo, anche il socialismo potrebbe funzionare.

        La realtà ci ha mostrato con numerosi esempi che tale “essere geniale” non esiste, e quindi il fallimento del socialismo è inconfutabile.

        Sempre la realtà ci ha mostrato che il capitalismo, storicamente, funziona “meglio” del socialismo, ma questo non ne fa un sistema perfetto. In effetti, a me pare che, alla prova dei fatti, anche il sistema capitalistico sia soggetto a numerose storture; le concedo che non sono intrinseche al sistema in se, ma ne limitano l’applicabilità e l’efficacia.

        Di qui la mia domanda: se un soggetto non gioca secondo le regole, come può un gioco funzionare come immaginava il suo progettista?
        Non pensa che sia una illusione quella di riuscire ad “inscatolare” l’uomo in un meccanismo da cui prima o poi riuscirà ad evadere?
        Grazie,
        Luca

        • Caro Luca, quale Stato gioca, o ha giocato nel rispetto delle regole?
          Nessuno! Gli stati sono criminali, come coloro che li rappresentano.
          Cordialmente

    • Se le persone devono “tornare” a essere buone o cominciare a diventare buone per la prima volta nella storia, allora devono smettere di abbracciare il socialismo e iniziare ad apprezzare il capitalismo. L’industria farmaceutica non è affatto “capitalista all’eccesso” ma mercantilista all’ennesima potenza e il mercantilismo non è altro che un socialismo mascherato. Ottenere fondi pubblici e operare attraverso il favoritismo legislativo è l’esatto contrario del sistema capitalistico. Se un giorno il parlamento dovesse decidere l’obbligo di acquisto di acqua frizzante, i produttori di tale acqua non saranno “capitalisti all’eccesso”, piuttosto semplici beneficiari di un provvedimento statalista; anche se mascherati da imprenditori. Il loro profitto non sarà frutto del mercato ma del giuspositivismo che li ha occasionalmente favoriti. Va benissimo l’apologia della bontà; solo che, per favorirla, sarebbe a mio modesto avviso chiamare le cose con il loro nome.

      • Gent.Sig. Alessandro,
        ho risposto al Sig.Facco, ma credo che il post possa essere valido anche come risposta alle sue osservazioni.
        Resto in attesa di un suo eventuale commento.
        Cordiali saluti,
        Luca Arzeni

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