di PAOLO L. BERNARDINI
Per pagare un piccolo pegno al giornale che ospita questo mio scritto, non di battaglia, per una volta, ma di intrattenimento, e commento ad un testo piacevolissimo, vorrei solo ricordare a Giorgio Ficara che la lingua ligure, che egli mostra così bene di conoscere, e traslittera puntualmente, è lingua, appunto, e non “dialetto”, come l’insigne italianista la chiama, per tutto il corso del libro. Un libro, Riviera.
La via lungo l’acqua che scorre con la leggerezza dei leudi da una riviera all’altra, da Latte alla Lunigiana, quasi. E rammenta, e mi rammenta, altri omaggi di liguri non di nascita, ma da parte di madre o di padre, soltanto, o neppure quello, liguri di adozione o liguri per affinità elettiva, a questa terra bellissima, che definire terra è tuttavia arduo, “leggiadra” come voleva Cardarelli, e Paul Valèry, che, da non liguri, la cantarono splendidamente. D’altronde, il cognome Ficara sembra essere siciliano, ma vi sono numer