di CLAUDIO PREVOSTI
Un’oscenità “fredda e comunicazionale”, come diceva Baudrillard, si è ormai inesorabilmente sostituita a quella classica dello scandalo sessuale, dell’impudicizia della carne, della “spiritualizzazione” delle anime e delle condotte. Eppure, anche nel reticolare e in perenne fibrillazione mondo degli iper-media, resta traccia di questo canone dell’oscenità fisica, solo apparentemente superato, poiché è proprio grazie ad un’imponente opera di oblìo della nostra cifra esistenziale più autentica, della nostra radice esperienziale e fenomenologica, che si è potuto innescare e ingigantire, negli ultimi decenni, quel regime dell’Indistinto, dell’Indifferenziato, dell’equidistanza fra realtà e simulazione, vero e falso, fatto vissuto e “macchina” dell’apparire che è oggi la natura più preoccupante e devastante del sistema dei media e dell’Osceno come categoria estetica che lo rappresenta.
Carmine Castoro, filosofo della comun
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