di MATTEO CORSINI
Per oltre tre decenni è stato uno dei personaggi più potenti in Italia, uno dei principali detentori del potere nel sistema bancario, con una carriera a cavallo tra pubblico e quel privato che è molto a contatto con il pubblico (inteso come Stato), fin dai tempi in cui fu chiamato a gestire la crisi del Banco Ambrosiano nel 1982, dalle cui ceneri nacque il Nuovo Banco Ambrosiano, che nel corso dei successivi tre decenni è arrivato a essere Intesa San Paolo.
Mi riferisco a Giovanni Bazoli, che per anni è stato al vertice di quel gruppo bancario, avendo anche una forte influenza sulla componente bresciana di UBI, che oggi è oggetto di offerta (ostile) da parte della stessa Intesa.
Una persona che, a mio parere, potrebbe ben ritrovarsi nella formula “lo Stato siamo noi”. Ebbene, in una lunga intervista al Corriere della Sera, Bazoli ha affermato, tra le (tante) altre cose, a proposito di quanto sta accadendo in questo periodo di emergenza sanitaria:
Che Bazoli con lo Stato sia culo e camicia non ci vuole molto a capirlo. Il problema è la diffusa controcultura della necessità dello Stato e dei suoi “insostituibili servizi”, che ha inesorabilmente pervaso la comune maniera di pensare, per cui spesso risulta difficoltoso per l’ingenuo ed onesto cittadino individuare chi “ci marcia sopra”. E ogni giorno ne abbiamo una prova. Vedi, ad esempio, le mascherine.
Si tratta solo del testamento di un servo del potere di lungo corso, non da prendere troppo sul serio…