di MARK WASABI
Tra le tante fiabe che si sentono raccontare nel paese dei balocchi ce n'è una che, a sentirla bene, fa sembrare che in carcere ci si finisca per caso, per sfiga o perché si è stati estratti a sorte. Evidentemente dev'essere proprio così, se no non si spiegherebbe la presenza di quel nutrito esercito di benpensanti, di fondamentalisti del garantismo e di estremisti pannelliani secondo i quali bisognerebbe mandare tutti i carcerati a casa, senza se e senza ma (cosa che purtroppo, tra indulti e decreti "svuota carceri", ogni tanto succede davvero).
Siamo giunti ormai alla sovversione del diritto, ad una vera e propria inversione dei poli, ad un punto che sono molto più importanti i diritti di chi ha commesso un crimine rispetto a quelli di chi quel crimine lo ha subito. La vittima non conta nulla. D'altra parte in un paese dove la giustizia non esiste, svuotare di tanto in tanto le carceri non è esattamente un atto di clemenza, bensì di tragica coerenza. M
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