di MAURO GARGAGLIONE
Un imprenditore, in una società libera, potrebbe fare la sua parte nel combattere una cultura che non condivide e che ritiene una minaccia. Potrebbe dire: "Io non assumo islamici". Non sto dicendo che sarebbe un contributo utile alla lotta al fanatismo, non mi interessa adesso ragionare su questo, sto dicendo che potrebbe liberamente ritenere che sia giusto comportarsi così.
Una persona, in una società libera, potrebbe dire: "Non desidero aiutare economicamente e solidarizzare con gli islamici perché non li ritengo amici, se trovano chi gli dà un lavoro, un salario e una casa, buon per loro, altrimenti se ne vadano a cercare queste cose dove gliele offrono".
Invece in una società democraticamente statalizzata, coloro che ritengono queste considerazioni eticamente sbagliate, riescono a far approvare leggi coercitive che condannano quell'imprenditore se si azzarda a discriminare e impongono ai contribuenti a pagare tasse che andranno (anche) in allog
I regali che lo stato fa a tutti gli immigrati, clandestini in particolare, produce ingratitudine e odio.
Per la semplice ragione che questa munificenza non potrà mai esser contraccambiata.
Si crea un obbligo a ripagare che non sarà risolto, ma creerà frustrazione, odio, invidia, prepotenza.
Quale miglior concime per il terrorismo islamico?
Io descrivo semplicemente una reazione psicologica umana , molto ben nota.
E’ sempre un rischio far del bene.
Ci si può creare dei nemici mortali.