di CLAUDIO ROMITI
In questi giorni la stampa italiana ha dato molto risalto al rendiconto 2012 della Corte dei conti, la nostra suprema magistratura contabile. In particolare, hanno destato un certo interesse alcuni aspetti della relazione del presidente Giampaolino, soprattutto sul fronte sempre caldo dei chimerici tagli alla spesa pubblica.
Secondo quest'ultimo non sarebbe più differibile l'elaborazione "di un disegno organico di revisione della spesa pubblica, principalmente in ragione dell'esaurimento dei margini offerti dal ricorso ai tagli lineari delle spese e dei possibili guasti degli stessi, generati in termini di qualità dei servizi offerti ai cittadini". Tutto ciò, tradotto nel linguaggio dei comuni mortali, significa sostanzialmente una cosa: ridurre sensibilmente l'ammontare complessivo della spesa corrente dello Stato senza tuttavia intaccare la quantità e la qualità delle prestazioni offerte dalla mano pubblica. Oppure, per dirla in termini ancor più pro
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