di PAOLO L. BERNARDINI
Agosto 1717, John Law mette a segno la seconda, e fondamentale mossa del proprio schema finanziario. Era arrivato da soli tre anni in Francia, protetto dal Duca di Orléans, reggente di Luigi XV alla morte di Luigi XIV. Proveniva, ammantato dal mistero, forse volontariamente creato per intimorire il pubblico, “da non si sa qual famiglia”, si diceva allora, ma dalla Scozia. Aveva fama di giocatore incallito, di grande economista, oltreché di bell’uomo, vanesio. Certamente, sapeva bene, da giocatore d’azzardo – e come tale, ridotto in miseria, morirà proprio a Venezia, nel 1729 – come “puntare sul futuro”, tramite lo strumento del credito, che in paese massacrato dal debito pubblico, avrebbe dovuto funzionare. Fa parte, Law, di quella schiera di avventurieri che si mettevano al soldo dei vari re, sperando di arricchirsi, e illudendoli con immensi guadagni, per le dinastie, le casse del paese, e qualche accolito che avrebbe potuto profittarne. N