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La libertà di espressione è per tutti, non solo per i giornalisti!

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di JAVIER MILEI Gli eventi che si sono verificati nel nostro Paese stanno portando alla luce gran parte della spazzatura nascosta che ci stava affossando. Se le grida di un gran numero di giornalisti sul ruolo dei social non sono una novità, questi ultimi giorni ci hanno permesso di vedere più chiaramente il volto del totalitarismo di un gran numero di loro. È un classico vederli piangere contro i social per aver perso il monopolio del microfono. In questo senso, piangono perché hanno perso il potere di mentire, calunniare, diffamare, infamare e persino estorcere senza pagare dazio. Oggi i social media consentono di accedere a informazioni che permettono di convalidare le affermazioni fatte, fornendo al contempo un archivio istantaneo. Ovviamente e senza dubbio, più il giornalista è sporco e più il suo passato è oscuro, inoltre maggiore è il suo odio per i social media. Ciononostante, ci sono comportamenti che non smettono mai di sorprendere. È quasi un'ironia della
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