di GILBERTO ONETO
«Roma, città parassitaria di affittacamere, di lustrascarpe, di prostitute, di preti e di burocrati, Roma – città senza proletariato degno di questo nome – non è il centro della vita politica nazionale, ma sibbene il centro e il focolare d’infezione della vita politica nazionale (...). Basta, dunque, con lo stupido pregiudizio unitario per cui tutto, tutto, tutto dev’essere concentrato in Roma – in questa enorme città -vampiro che succhia il miglior sangue della nazione». Questo scriveva il ventisettenne Benito Mussolini prima di rinciulirsi, di diventare il Duce-Dux, l’inventore di Roma-Doma, prima di farsi corrompere – come tanti padani prima e, soprattutto, dopo di lui – dall’aria mefitica di un impero di cartapesta. Dedichiamo queste parole al sindaco-podestà Alemanno, che con Mussolini ha avuto (neppur tanto) giovanili frequentazioni e alla governatrice-proconsole Polverini, anche lei baciata dal “sole che sorge libero e giocondoâ
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