di PAOLO AMIGHETTI
Nell'universo dei movimenti indipendentisti c'è una sorta di diffidenza verso quei gruppi che, distaccandosi dalle formazioni etno-nazionaliste, cercano di porre al centro della propria azione e propaganda le motivazioni economiche a sostegno della tesi separatista. La Lombardia, che conta più partiti indipendentisti di quanti se ne possa permettere, non fa certo eccezione. Le critiche mosse dalle organizzazioni che fondano la loro protesta anti-centralista su una base etnico-storica sono sempre le stesse: "non ci si può limitare all'ambito economico", "è un modo sterile di occuparsi dei problemi", e così via. Mentre prendono di mira le iniziative altrui, questi dotti secessionisti si dedicano alla riscoperta delle radici lombarde, allo studio della lingua dei nostri bisnonni, al revisionismo storico in chiave regionalista dai molteplici esiti.
Nobili occupazioni, senza dubbio. Ma la comunità da cui dovremmo farci ascoltare noi indipendentisti non assomig
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