di ALBERTO PASOLINI ZANELLI*
La guerra fra americani era finita e se ne potevano fare i bilanci. Quello in vite umane era spaventoso: 365 mila soldati dell’Unione e 316 mila della Confederazione erano caduti sul campo o morti per le ferite riportate in battaglia.
Altri 350 mila o 400 mila erano rimasti vittime delle malattie e degli stenti; i mutilati e gli invalidi non erano meno di 485 mila. Sono morti più americani nella cosiddetta “guerra civile” che in tutte le altre guerre Usa sommate. Cento volte il costo umano del Vietnam.
Una carneficina dovuta anche ai progressi ineguali della tecnologia. Le armi da fuoco si erano evolute più in fretta delle tattiche: i fucili di precisione aprivano vuoti enormi, da cento metri di distanza, fra soldati che marciavano a ranghi serrati come nel Settecento. E per i feriti c’era poco scampo.
I chirurghi nulla potevano per chi era colpito al torace o all’addome. Tre operazioni su quattro erano amputazioni, che di solito por
Appena finito di leggere, libro bellissimo!